giovedì 21 ottobre 2010

OGNI COSA A SUO TEMPO

C’è un tempo per ogni cosa. C’è il tempo delle fughe a mezzanotte e quello delle notti tra lenzuola umide. C’è il tempo dello studio e quello delle sbronze in luoghi misteriosi. Siamo in continua evoluzione e continuo rinnovamento. La vita possiede un ritmo tutto suo, incomprensibile e soggettivo. Ogni volta che il nostro tempo cambia sentiamo nostalgia di uno passato. Così la nostra quotidianità si trasforma in incapacità di apprezzare il presente. Senso di insoddisfazione e noia. La filosofia non è poi così lontana da noi come ci fanno credere quando il tuo tempo è quello di concentrarti su una lavagna. I nostri pensieri sono continuamente contesi dal passato che ci ha reso felici e dal futuro e da quello che potremmo fare. Il presente è solo un tempo di transizione, un periodo di preparazione ed esercizio a quello che c’è di altro nella vita. Così viviamo. E viviamo male. Da quando la mia vita è ricominciata, ed il suo inizio possiede una data ben precisa, è stata un continuo cambiamento ed esplosione di nuove idee, concetti e progetti da realizzare con chi mi circondava. Mi manca il Plastic, mi manca il Whiskey e le corse in bicicletta per strade sterrate illuminate da stelle lontane. Mi mancano le albe sulle note di Blues al ritorno delle nostre pazzie, il pollo della domenica mattina e le sigarette sul tetto della città. Mi manca quell’indecisione che ti ha stupito quella notte. Mi manca tutto questo. Ma non so se volerlo indietro. Quel trascorso di vita ha avuto il suo tempo. Ci ha già regalato momenti insoliti. E rivivere tutto non sarebbe lo stesso. Renderebbe amaro il ricordo, o lo invecchierebbe più di quanto non lo sia già. Per questo il presente deve essere una continua ricerca di nuovi stimoli, non una caccia alle emozioni già vissute. Perché quelli non torneranno mai. I nuovi brividi che possiamo trovare possono solo essere migliori. Ora metti Janis sul tuo giradischi e balla. Balla fino allo sfinimento. Fino a tornare indietro per andare avanti.

giovedì 7 ottobre 2010


FUCK FOREVER




Ho scelto la strada più difficile.

Potevo rimanere nella mia grande e bella casa, con tanto spazio e molta luce.

Mi sarei iscritta ad una università qualsiasi. Mi sarei lamentata ogni giorno della mole di studio e della poca utilità pratica di alcune materie.

Avrei fatto amicizia con i miei compagni di corso. Quelli che mi sarei trovata in aula, non quelli che avrei scelto tra tanti.

Avrei continuato a coltivare i miei hobby: la recitazione, il nuoto, corsa un giorno si e uno no. Ogni tanto avrei preso la macchina, avrei caricato qualche amico per andare al cinema in quel multi sala grande con la sala giochi e un’enorme varietà di ristoranti. C’è anche una libreria.


Invece no.

Mi sveglio ogni mattina con una sciarpa appallottolata in una federa come cuscino.

Paso le giornate a fare chilometri a piedi per fare economia sui biglietti della metro.

L’unica cosa su cui non economizzo sono le fotocopie dei curriculum e il cibo. Perché senza cibo non sto in piedi e senza stare in piedi non posso lasciare i curriculum.

Al cinema ci vado. In quello piccolo, con l’insegna arcobaleno che ha tutte le pellicole in lingua originale. Naturalmente vado alla sessione pomeridiana del lunedì. Costa meno.

Non è facile, ma non c’è da disperarsi. Mi piace confrontare i vari succhi e decidere quale mi conviene.

E almeno vivo, respiro.


Fanculo a quelli che vivono la loro vita senza farne parte.

A quelli che diventano lombrichi schiacciati nella terra dai grandi piedi dei giganti, da tutto quello che li circonda e li avvolge.

Io voglio essere crisalide. E diventare farfalla.


Per questo sono qui, ora.