mercoledì 15 dicembre 2010


Un ponte rotto.
Difficile comunicare quando i pensieri hanno lingue diverse.
Come un ponte rotto. 
Oggi mi sento così.


giovedì 21 ottobre 2010

OGNI COSA A SUO TEMPO

C’è un tempo per ogni cosa. C’è il tempo delle fughe a mezzanotte e quello delle notti tra lenzuola umide. C’è il tempo dello studio e quello delle sbronze in luoghi misteriosi. Siamo in continua evoluzione e continuo rinnovamento. La vita possiede un ritmo tutto suo, incomprensibile e soggettivo. Ogni volta che il nostro tempo cambia sentiamo nostalgia di uno passato. Così la nostra quotidianità si trasforma in incapacità di apprezzare il presente. Senso di insoddisfazione e noia. La filosofia non è poi così lontana da noi come ci fanno credere quando il tuo tempo è quello di concentrarti su una lavagna. I nostri pensieri sono continuamente contesi dal passato che ci ha reso felici e dal futuro e da quello che potremmo fare. Il presente è solo un tempo di transizione, un periodo di preparazione ed esercizio a quello che c’è di altro nella vita. Così viviamo. E viviamo male. Da quando la mia vita è ricominciata, ed il suo inizio possiede una data ben precisa, è stata un continuo cambiamento ed esplosione di nuove idee, concetti e progetti da realizzare con chi mi circondava. Mi manca il Plastic, mi manca il Whiskey e le corse in bicicletta per strade sterrate illuminate da stelle lontane. Mi mancano le albe sulle note di Blues al ritorno delle nostre pazzie, il pollo della domenica mattina e le sigarette sul tetto della città. Mi manca quell’indecisione che ti ha stupito quella notte. Mi manca tutto questo. Ma non so se volerlo indietro. Quel trascorso di vita ha avuto il suo tempo. Ci ha già regalato momenti insoliti. E rivivere tutto non sarebbe lo stesso. Renderebbe amaro il ricordo, o lo invecchierebbe più di quanto non lo sia già. Per questo il presente deve essere una continua ricerca di nuovi stimoli, non una caccia alle emozioni già vissute. Perché quelli non torneranno mai. I nuovi brividi che possiamo trovare possono solo essere migliori. Ora metti Janis sul tuo giradischi e balla. Balla fino allo sfinimento. Fino a tornare indietro per andare avanti.

giovedì 7 ottobre 2010


FUCK FOREVER




Ho scelto la strada più difficile.

Potevo rimanere nella mia grande e bella casa, con tanto spazio e molta luce.

Mi sarei iscritta ad una università qualsiasi. Mi sarei lamentata ogni giorno della mole di studio e della poca utilità pratica di alcune materie.

Avrei fatto amicizia con i miei compagni di corso. Quelli che mi sarei trovata in aula, non quelli che avrei scelto tra tanti.

Avrei continuato a coltivare i miei hobby: la recitazione, il nuoto, corsa un giorno si e uno no. Ogni tanto avrei preso la macchina, avrei caricato qualche amico per andare al cinema in quel multi sala grande con la sala giochi e un’enorme varietà di ristoranti. C’è anche una libreria.


Invece no.

Mi sveglio ogni mattina con una sciarpa appallottolata in una federa come cuscino.

Paso le giornate a fare chilometri a piedi per fare economia sui biglietti della metro.

L’unica cosa su cui non economizzo sono le fotocopie dei curriculum e il cibo. Perché senza cibo non sto in piedi e senza stare in piedi non posso lasciare i curriculum.

Al cinema ci vado. In quello piccolo, con l’insegna arcobaleno che ha tutte le pellicole in lingua originale. Naturalmente vado alla sessione pomeridiana del lunedì. Costa meno.

Non è facile, ma non c’è da disperarsi. Mi piace confrontare i vari succhi e decidere quale mi conviene.

E almeno vivo, respiro.


Fanculo a quelli che vivono la loro vita senza farne parte.

A quelli che diventano lombrichi schiacciati nella terra dai grandi piedi dei giganti, da tutto quello che li circonda e li avvolge.

Io voglio essere crisalide. E diventare farfalla.


Per questo sono qui, ora.

giovedì 5 agosto 2010

You think you can tell Heaven from Hell?

Se si pensasse davvero di saper distinguere con chiarezza ciò che c'è di giusto da ciò che c'è di sbagliato non proveremmo mai quella vertigine che ci attraversa quando ci troviamo catapultati nell'incertezza del momento. Quella notte provavi vertigini, se questo non è un segno. Paura di lasciarsi andare nel vortice dell'incertezza. Ma alla fine di quella notte, le tue paure erano svanite. Anche questo è un segno, perché tra noi si è rotto qualcosa. Dal primo momento, da quando ci siamo scontrati. Ora il senso di vertigine sono io a provarlo. Quella sensazione di insicurezza e di voglia di abbandonarsi al destino che chiude lo stomaco e appanna la vista. Quella voglia di andarsene via. Non importa se in treno, in aereo o a piedi in autostop. Solo lasciare tutto e volare via. D'altronde abbiamo delle ali, noi due. Seppur piccole, sono sempre ali. Basta volerlo.
How i wish you were here.

Your little wing.

domenica 18 luglio 2010

A lei basta il rumore del mare


Sembra indifesa, ma è esplosiva. Tutti si chiedono da chi abbia preso.

Quando hai bisogno di lei, c’è sempre un sorriso pronto ad attenderti e mai noia o amarezza nelle sue parole.

La sua vita non è facile, affatto. È come un labirinto di cui solo lei possiede la mappa, ma per uscirne il cammino è troppo lungo. Ogni giorno, al risveglio lei lo sa. La sua giornata trascorrerà a rincorrere gli altri e a curarli.

Crede sia troppo egoistico e vanitoso pensare a qualcosa fatto per sé, solo per sé. Così pensa agli altri, si impegna con tutte le forze per farli stare bene.

Ma alla fine cosa resta?... Nulla, vuoto e silenzio.

È una storia triste la sua, ma per non rendere grigi gli altri lei dissimula e nasconde. Permette di entrare nei suoi pensieri solo a chi ha gli occhi per osservare e le orecchie per ascoltare davvero. E per questo mi sento privilegiata e importante per qualcuno, perché ho l’onore di intrufolarmi nella sua mente e il dovere di dissolvere la grande nuvola buia che inquina i suoi sogni. O per lo meno di provarci.

Noi lo sappiamo. Lei vola solamente con il rumore del mare nelle orecchie. Noi lo sappiamo.

È una storia triste la sua, ma noi siamo qui per cambiare il finale, solo per questo.

Promise.

venerdì 16 luglio 2010


Ricordo

La condensa sul vetro che mi separava da te,

La tua figura confusa e informe illuminata dalla luce tremante

La doccia più lunga della storia

L’acqua scorreva forte ma noi sentivamo solo il nostro respiro

Ricordo che per quel sapore così nuovo che sentivamo,

Così sconosciuto e terrificante

Ma incredibilmente irresistibile,

Tremavo e anche tu, ne sono certa, come la luce della candela quasi finita

La cenere cadeva dalle tue mani, lenta e il fumo fluttuava nell’aria condensata

Tu fumavi e mi guardavi

E credevamo nel destino.