
Ho scelto la strada più difficile.
Potevo rimanere nella mia grande e bella casa, con tanto spazio e molta luce.
Mi sarei iscritta ad una università qualsiasi. Mi sarei lamentata ogni giorno della mole di studio e della poca utilità pratica di alcune materie.
Avrei fatto amicizia con i miei compagni di corso. Quelli che mi sarei trovata in aula, non quelli che avrei scelto tra tanti.
Avrei continuato a coltivare i miei hobby: la recitazione, il nuoto, corsa un giorno si e uno no. Ogni tanto avrei preso la macchina, avrei caricato qualche amico per andare al cinema in quel multi sala grande con la sala giochi e un’enorme varietà di ristoranti. C’è anche una libreria.
Invece no.
Mi sveglio ogni mattina con una sciarpa appallottolata in una federa come cuscino.
Paso le giornate a fare chilometri a piedi per fare economia sui biglietti della metro.
L’unica cosa su cui non economizzo sono le fotocopie dei curriculum e il cibo. Perché senza cibo non sto in piedi e senza stare in piedi non posso lasciare i curriculum.
Al cinema ci vado. In quello piccolo, con l’insegna arcobaleno che ha tutte le pellicole in lingua originale. Naturalmente vado alla sessione pomeridiana del lunedì. Costa meno.
Non è facile, ma non c’è da disperarsi. Mi piace confrontare i vari succhi e decidere quale mi conviene.
E almeno vivo, respiro.
Fanculo a quelli che vivono la loro vita senza farne parte.
A quelli che diventano lombrichi schiacciati nella terra dai grandi piedi dei giganti, da tutto quello che li circonda e li avvolge.
Io voglio essere crisalide. E diventare farfalla.
Per questo sono qui, ora.
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